Smart city: tecnologia, burocrazia e realtà
Negli ultimi anni sentiamo parlare ovunque di smart city. A volte sembra che basti dire “digitale” o “intelligente” per trasformare le città in luoghi più vivibili e sostenibili.
La realtà, però, è spesso diversa da quella raccontata: mancano competenze adeguate, collaborazione reale tra pubblico e privato e norme pensate per le persone – soprattutto le categorie più fragili – con il rischio di ottenere solo gadget costosi e poca sostanza. In questo articolo affrontiamo il tema delle smart city, la tecnologia, burocrazia e la realtà dietro a questi modelli.
Perché si fa fatica?
Parliamoci chiaro: il concetto di città intelligente funziona, ma fatica a decollare per diversi motivi:
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Competenze interne limitate: Molte amministrazioni non hanno figure tecniche in grado di gestire sistemi complessi e interpretare i dati raccolti.
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Dialogo tra pubblico e privato debole: I servizi coinvolti nella creazione di una città intelligente toccano ambiti differenti, aziende distinte, e si sviluppano su binari paralleli senza un’integrazione reale.
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Norme confuse o in ritardo: La legislazione è spesso pensata per casi standard, non per innovazioni digitali, e non protegge adeguatamente i cittadini più fragili.
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Burocrazia lenta: Gare, autorizzazioni e approvazioni si trascinano per mesi, a volte anni, bloccando la realizzazione dei progetti.
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Troppa attenzione all’effetto wow: Si inseguono le tecnologie di moda – sensori, app, etc. – senza partire dalle infrastrutture di base che possano far comunicare tra loro i servizi cittadini coinvolti.
Sosta e mobilità: il caso più evidente
La sosta e la mobilità urbana sono il cuore (e il tallone d’Achille) delle città. Una smart city dovrebbe permetterti di trovare parcheggio senza girare mezz’ora, ricevere aggiornamenti in tempo reale, avere semafori che reagiscono al traffico. In realtà, senza infrastrutture adeguate e regole chiare, la mobilità “intelligente” resta sulla carta. Non basta un’app se i parcheggi sono mal gestiti, i dati non vengono condivisi o mancano le competenze per far dialogare i sistemi esistenti.
E i cittadini più deboli?
Un altro tema spesso ignorato riguarda chi ha più difficoltà: anziani, persone con disabilità, chi non ha dimestichezza con la tecnologia.
In troppe città la digitalizzazione procede senza prevedere strumenti e norme che li tutelino davvero. Ma una smart city che esclude qualcuno non è intelligente: è semplicemente disegnata male.
Cosa funziona davvero (e cosa no): la nostra visione
Una città intelligente non si costruisce tutta in una volta. Si costruisce a pezzi, ma con una visione iniziale di lungo periodo.
Un aspetto poco discusso riguarda i costi di gestione.
Molti servizi urbani – come il trasporto pubblico – sono strutturalmente in perdita e richiedono continui contributi pubblici. Altri, come i parcheggi, possono invece essere economicamente sostenibili o addirittura in attivo, diventando un punto di forza per finanziare parte della città intelligente.
È proprio qui che la tecnologia può fare la differenza: un parcheggio ben gestito, con pagamenti digitali e automazione degli accessi, riduce i costi operativi e aumenta le entrate, creando margine in bilancio. Ma la visione deve essere di lungo periodo, verso un’integrazione totale dei servizi, quindi il primo pezzo della città smart è, obbligatoriamente, la “sala dei bottoni”: un centro di controllo in grado di raccogliere e gestire in un unico punto chiave i dati della città. Solo così si possono monitorare in tempo reale mobilità, gestione intelligente dei parcheggi, sicurezza e trasporti.
Funzionano le soluzioni concrete, pensate per problemi reali. Un’azienda pubblica (come una municipalizzata) resta sempre un’azienda nonostante la funzione sociale. In quanto azienda, quindi, deve puntare all’attivo. Investire nella gestione dei parcheggi, regolamentare la sosta, migliorare la mobilità può portare ad un incremento del flusso di cassa proveniente da questo settore, soldi che andranno a disposizione di altri servizi.
Si parte e si finisce sempre con la sosta e la mobilità. Sappiamo che ci sono servizi più urgenti e più importanti, ma quante volte il problema di questi servizi è legato al budget? Investiamo sulla sosta e sui servizi connessi ad essa, aumentiamo l’attivo di una parte del bilancio e investiamo il resto nei servizi strutturalmente in perdita:
Costruendo passo dopo passo una città che non solo appare smart, ma funziona davvero per tutti.
Sei un’azienda municipalizzata e vuoi vedere un approccio diverso alla questione smart city? Contattaci.